Bruno Munari

BIOGRAFIA

Bruno Munari nasce nel 1907 a Milano. Nella seconda metà degli anni venti partecipa a collettive con Depero, Fillia, Prampolini.

Espone alla galleria Pesaro di Milano, alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma.

Del 1933 sono le sue prime Macchine inutili. Nel 1939 è art director della rivista “Tempo”.

Nel 1948 fonda con Dorfles, Monnet, Attanasio e Soldati il Movimento per l’arte concreta e nel 1953, con Piccardo, la cineteca del film di ricerca a Monte Olimpino (Como).

Nello stesso anno disegna la scimmietta Zizi, giocattolo per bambini, cui viene assegnato il Compasso d’Oro nel 1954.

Tra gli altri oggetti di design: nel 1957 il posacenere Cubico, nel 1958 gli Elementi espositivi smontabili e nel 1964 la lampada Falkland per Danese.

Nel 1968 progetta con Forges Davanzati e Ranzani la struttura abitabile per la XIV Triennale di Milano.

Per la Robots disegna Abitacolo nel 1971, cui verrà assegnato il Compasso d’Oro nel 1979. Collabora inoltre con Zanotta: paravento Spiffero (1988); sedia scaletta Suegiù (1989).

Nel 1991 moduli e mobili metallici combinabili per Kombi. Nel 1994 Tempolibero, orologio per la Swatch. Muore a Milano nel 1998.

BRUNO MUNARI DESIGNER

Munari fonda la sua ricerca estetica sulla regolatogliere invece che aggiungere”, intesa nel senso che occorre arrivare ad una semplificazione, eliminando il superfluo, per realizzare l’oggetto essenziale”,…“propone sempre una sequenza logica di strutture elementari corrispondente a una grande semplicità formale, senza dimenticare di mettere l’accento su certe componenti ludiche e ironiche che possono incontrarsi nelle operazioni più comuni della vita quotidiana”.

Nel lungo arco ideativo di Munari, il design è sempre la sua capacità di far si che ogni singolo oggetto si concretizzi in simbiosi con la forma estetica.

Gli oggetti di Munari non hanno tempo, sono “giusti”, come egli stesso definisce il prodotto di design nel senso che ancora oggi essi giustificano la ragione della loro ideazione.

Ecco allora come la ricerca sulle modalità di impiego della gommapiuma gli suggerisce la creazione di un gioco per bambini: la scimmietta Zizi del 1953 per Pigomma. “Un progetto che lascia via libera alla creatività del bambino”.

Un gioco che non si impone sulla personalità dei piccoli fruitori, che funziona solo se manipolato, e cambia continuamente, che obbliga all’interazione, che invita a fare e rifare.

Un gioco semplice, leggero, non definito una presenza non forte (al contrario dei complicati e violenti giocattoli di oggi) che stimola l’invenzione e la fantasia, che agisce sollecitando più sensi (prima di tutto tatto, stimolato dal caldo dal morbido della gommapiuma) e le capacità manuali del fruitore”.

Munari spiega le peculiarità dell’oggetto (“Domus”, 1995): “La gommapiuma da piacere al tatto, simula la vita senza implicarne i rischi. Come la simula il sottile filo metallico che fa da scheletro ai miei animali”.

Nel 1957 risolve in Cubico, per Danese, una delle sue ideazioni più conosciute, la necessità di impedire la fuoriuscita della cenere e dei mozziconi nello stesso lamierino inclinato che ne favorisce il deposito.

Nel 1964 progetta una tra le lampade simbolo del design italiano: la Falkland, ove impiega semplici anelli metallici per dar forma al tessuto elastico, configurando in tal modo l’oggetto.

Il suo Abitacolo del 1971 per Robots viene presentato alla mostra “Italy: The New Domestic Landscape” al MOMA di New York.

Alto due metri di acciaio con una pelle epossidica, e una struttura ridotta all’essenziale”, spiega Munari, “uno spazio delimitato e anche aperto.

Abitabile da una o due persone. Può contenerne anche venti. Ma ciò non è consigliabile per la difficolta del movimenti.

Pesa cinquantuno chili. E’ largo due metri per ottanta centimetri. E’ un grande oggetto senza ombra. E un modulo abitabile. E’ un abitacolo. Contiene tutte le cose personali. E’ un contenitore di microcosmi.

E’ una placenta di acciaio plastificato. Un posto per meditare. E’ contemporaneamente un posto per ascoltare musica che piace.

Un posto per leggere e studiare. Un posto per ricevere. Un posto per dormire. Una tana leggera e trasparente. Oppure chiusa. Uno spazio nascosto in mezzo alla gente. Uno spazio proprio.

La sua presenza rende superfluo l’arredamento. La polvere non sa dove posarsi. E’ il minimo e dà il massimo.

Numerato ma illimitato. Abitacolo è ambiente adattabile alla persona dell’abitante. Trasformabile ogni momento”.

Abitacolo è una struttura leggera, trasparente, resistente, trasformabile a piacere; un grande giocattolo che è anche letto, libreria, casa, tavolo.

Per uno o due bambini. Abitacolo deriva concettualmente e tipologicamente dall’esperienza che Bruno Munari aveva condotto (con Forges Davanzati e Ranzani) alla Triennale di Milano del 1968 con il progetto Spazio Abitabile, con cui si cercava di compattare in blocchi attrezzati tutte le funzioni necessarie all’abitare domestico.

A quell’esperienza Munari ha aggiunto la sua particolare attenzione per l’universo dei bambini, alla cui educazione ha dedicato parte del suo lavoro.

Cosi nasce Abitacolo per offrire ai piccoli utenti uno spazio minimo abitabile che si rivesta della loro personalità: uno spazio personale da arredare e strutturare a piacere all’interno della casa degli adulti.

Per questo Abitacolo è una struttura/architettura assolutamente essenziale.

La struttura base porta quattro mensole per libri, un tavolo inclinabile e regolabile in altezza, due cesti metallici, una quindicina di ganci per appendere ciò che si desidera, due superfici piano (letti) che possono essere fissate a qualsiasi altezza su quattro montanti che fungono anche da scale per salirci.

Il montaggio è molto semplice, come sempre per gli oggetti di Munari: in questo caso bastano otto galletti a vite”.

 

Design XX Secolo. Decio Giulio, Riccardo Carugati – Electa

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