La lampada da parete Metropoli di Alberto Meda, Paolo Rizzatto e Riccardo Sarfatti

Metropoli è una lampada da parete disegnata dal Alberto Meda, Paolo Rizzatto e Riccardo Sarfatti per Luceplan nel  1992. Insignita del Compasso d’Oro nel 1994, è caratterizzata da un design semplice.

Volendo è disponibile anche un kit che rende Metropoli a tenuta stagna per l’impiego outdoor.

Il telaio in alluminio pressofuso contiene il diffusore e dispone di una serie di ottiche intercambiabili che permette di utilizzare a scelta lampadine alogene o fluorescenti, ora Metropoli viene ora proposta con nuove sorgenti LED per una maggiore efficienza luminosa.

Metropoli esprime, con la sua inconfondibile eleganza iconica, una piacevole continuità formale fra il dentro e il fuori dell’architettura.

L’idea di base del progetto era il ridisegno della classica plafoniera, razionalizzando e semplificando gli elementi.

La lampada nelle intenzioni inziali poi attuate, doveva essere versatile e che potesse montare ottiche e sorgenti di luce diverse semplicemente sostituendo il diffusore o cambiando il tipo di lampadina.

Rispetto la classica plafoniera i vari componenti sono stati semplificati, il sistema di giunzione tra diffusore e corpo illuminante, in genere separati e fissati con viti, è risolto invece con una semplice cerniera.

Il sistema di chiusura è pensato in funzione della sostituzione delle lampadine: si accede all’interno col semplice gesto di chi apre un piccolo sportello.

Il corpo della lampada, sottile e il più possibile leggero, è realizzato in pressofusione di alluminio in modo da risolvere all’interno del suo disegno ogni complessità tecnica e di montaggio.

Il diffusore è incollato perfettamente a filo con il telaio ad anello che lo contiene, anch’esso in alluminio pressofuso.

Un sistema di chiusura del diffusore a “cassa di orologio” che facilita la manutenzione e la pulizia dei riflettori.

Quindi una lampada “rivoluzionaria dentro” ma quasi elementare fuori che ridefinito e rivisitato il concetto di plafoniera attribuendole nuova dignità, dopo che per tanti anni venne prodotta come oggetto di scarso interesse sia tecnico che formale.

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