Charles Rennie Mackintosh

BIOGRAFIA

Charles Rennie Mackintosh nasce nel 1868 a Glasgow. Frequenta disegno e pittura alla Glasgow School of Art e lavora nello studio di architettura di John Hutchinson.

Nel 1891 visita alcune città italiane, interessato alle architetture, come risulta dagli schizzi sul taccuino di viaggio attualmente in custodia presso il Department of Fine Arts dell’Università di Glasgow.

Nel 1892 gli viene conferita la Medaglia d’oro nazionale South Kensington.

Nel 1901 riceve il premio speciale Haus eines Kunstfreundes (casa di un appassionato d’arte), al concorso Alexander Koch.

Dal 1896 al 1909 si dedica alla progettazione della Glasgow School of Art e dal 1902 al 1903 a quella della Hill House, disegnandone anche i mobili e gli arredi.

Lavora nello studio di architettura Honeyman & Keppie a Glasgow e, nel 1914, disegna tessuti per Foxton’s e Sefton’s a Londra.

Nel 1923 è a Port Vendres, in Francia, dove si dedica alla pittura. Muore a Londra nel 1928.

CHARLES RENNIE MACKINTOSH DESIGNER 

Un suo caro amico una volta disse: “Le creazioni di Mackintosh respirano”, e come tale paragonò l’architetto a un profeta che dava vita a ciò che era altrimenti ordinario e inanimato.

Sicuramente sottovalutato, sia gli spazi interni che quelli esterni progettati da Charles Rennie Mackintosh cantano di serenità, spiritualità e rigorosa attenzione ai dettagli.

Sebbene fosse un architetto che lavorava con materiali colossali e duri, è riuscito a portare intimità e morbidezza a tutto ciò che ha progettato e costruito.

Il suo stile architettonico simbolista si fonde con la moderazione e il minimalismo del giapponese, così come la raffinata delicatezza e l’amore per i motivi floreali condivisi con la sua partner e collaboratrice di lunga data, Margaret Macdonald.

Come architetto visionario responsabile della sua riprogettazione e ricostruzione, Mackintosh non solo ha trasformato la Glasgow School of Art in un’accademia di fama mondiale, ma ha anche messo saldamente la Scozia sulla mappa come centro di creatività e centro per l’arte e il design.

Il suo periodo di lavoro più intenso si è svolto tra il 1896 e il 1910, progettando edifici, così come tutti i tipi di mobili e altri elementi decorativi, ma ha anche disegnato e dipinto fino agli ultimi giorni della sua vita.

Come le sue controparti europee, tra cui Gustav Klimt, Mackintosh ha integrato una moltitudine di curve con linee rette ma lo ha fatto senza la stessa ostentazione, opulenza e grandezza.

Nel 1900, è stato invitato a presentare un’installazione all’ottava mostra secessionista a Vienna e, a seguito della sua esibizione, è stato giustamente riconosciuto come uno dei principali designer in Europa.

Mackintosh ha lavorato in stretta collaborazione con sua moglie Margaret Macdonald, la sua amica Herbert MacNair e la sorella di sua moglie Frances Macdonald (che era sposata con MacNair); insieme erano conosciuti come “I Quattro”.

Hanno sviluppato The Glasgow Style che era simile nell’intento a William Morris e The Arts and Crafts Movement, credendo nel “design totale”, ovvero la creazione di ogni aspetto di un interno compresi mobili, oggetti in metallo e vetrate.

È interessante notare che, sebbene i contemporanei modernisti europei abbiano affermato di aver cercato di rompere con la tradizione, i materiali sontuosi spesso rimandavano alla ricchezza e all’elitismo da cui desideravano dissociarsi.

Mackintosh, d’altra parte, raggiunse un’umile semplicità progettuale (sia per l’esterno che per l’arredamento interno degli edifici) e cercò, soprattutto, l’integrità dei materiali e l’armonia degli spazi. In effetti, il gusto non la ricchezza è sempre stato un obiettivo chiave per Mackintosh.

Oltre ad essere un visionario architetto e designer d’interni altamente fantasioso, Mackintosh nei suoi ultimi anni divenne un appassionato pittore di fiori.

L’atto di dipingere fiori espone bene l’intenzione di un artista, quella di un tentativo creato dall’uomo di catturare la squisita perfezione della natura.

Sebbene lo stesso Mackintosh affermasse ironicamente che parte del suo slancio per creare arte era quello di rendere qualcosa di “più duraturo della vita stessa”, sembra che in molti modi la sua carriera dia un’idea del messaggio opposto.

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