La Citroën DS di Flaminio Bertoni

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La Citroën DS è una delle automobili più magiche della metà del secolo XX, un dato ribadito già dal nome: le lettere DS, infatti, pronunciate alla francese, déess, significano “dea”.

Alla base della sua creazione, c’è la reputazione della Citroen costruita su scelte radicali e sulla, volontà di andare sempre oltre i pur significativi risultati ottenuti, in particolare con la Traction Avant degli anni Trenta e la 2CV del 1948.

La DS fu il frutto, ancora una volta, della decisione della Citroen di combinare il lavoro dello scultore Flaminio Bertoni (che aveva già lavorato alla 2CV) con la capacità tecnica dei propri ingegneri.

La DS colpiva in particolare per il profilo decisamente scultoreo che univa con una sola linea la parte anteriore a quella posteriore, senza alcun dettaglio che interrompesse l’effetto teatrale di questa decisione estetica.

Ciò fu ottenuto eliminando la griglia del radiatore, integrando i fari anteriori nella carrozzeria e introducendo curve sottili sia nei finestrini anteriori sia in quelli posteriori.

La perfezione della rifinitura e la scorrevolezza della forma della DS porta l’intellettuale e critico francese Roland Barthes a paragonarla a una cattedrale gotica, in quanto vedeva in essa un simbolo equivalente alle grandi realizzazioni culturali dell’epoca e un “oggetto di pura magia”.

Nella DS si aveva la sensazione di essere trasportati da forze sovrannaturali, una percezione rafforzata dalla caratteristica tecnica più importante di questa automobile: le sospensioni idropneumatiche.

Concepito per affrontare la qualità disomogenea delle strade francesi, questo dettaglio tecnico permetteva alla DS di alzarsi, un movimento che veniva percepito dai passeggeri come se l’auto stesse per decollare al pari di un aereo.

Nel periodo stesso in cui i viaggi aerei stavano facendo presa sull’immaginario collettivo, la DS trasmetteva su strada la stessa sensazione di stupore.

E poi non dimentichiamoci un confort assoluto, la frenata servoassistita, l’idroguida, il cambio semiautomatico…una macchina molto avanti nei tempi…una dea.

 

E’ evidente che la nuova Citroën è caduta dal cielo nella misura in cui appare a prima vista come un oggetto superlativo.

Non dobbiamo dimenticare che ogni oggetto è messaggero di un mondo al di fuori del mondo naturale: in un oggetto si possono vedere allo stesso tempo perfezione e assenza di origine, compimento e brillantezza, la trasformazione della vita in materia (la materia è assai più magica della vita), e in una sola parola un silenzio che appartiene al mondo delle fate.

La DS, la dea, possiede tutte le caratteristiche (o per lo meno, il pubblico è concorde nell’attribuirgliele al primo sguardo) di quegli oggetti da un universo parallelo che hanno incendiato la neomania dal XVIII secolo fino alla nostra science-fiction: la Désse prima di tutto, soprattutto, il nuovo Nautilus.

Roland Barthes, La nuova Citroën, in Miti d’oggi

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