Il portavasi Albero di Achille Castiglioni

Come suggerisce il nome, si tratta di un oggetto a più bracci, che funziona da portavasi.

La struttura in tubolare d’acciaio (un treppiede, montato su dischi neri di nailon), e un’asta (verniciata a fuoco in diversi colori).

Rami innestati in gole verticali sull’asta, ma liberi di ruotare di 120 gradi, muniti di piattelli in abs nero, reggono i vasi. E’ smontabile e si alza per 152 cm, con un diametro massimo di 63 cm.

E’ il 1983 quando Achille Castiglioni immagina una presenza sottile, dinamica nella sua composizione, flessibile nel suo articolato disegno complessivo, destinata ad accogliere le piante da appartamento nei loro rispettivi vasi.

Vasi che sono sostenuti (come fossero mani premurose) da piattelli circolari disposti ritmicamente lungo l’altezza della struttura, mentre orizzontalmente ogni elemento è libero di ruotare.

Un piccolo “bosco verticale” domestico, atto ad accogliere piante di dimensioni diverse che poggiano su piattelli orientabili verso un ottimale incontro con la luce.

Albero, ovvero l’invenzione di una tipologia che non ha eguali nella storia recente, che solo un catalogo eclettico come quello di Zanotta poteva comprendere, accogliere e promuovere, e che forse ha un precedente solo nelle piccole strutture portavasi che Pierre Chareau aveva realizzato con il sodale fabbro Dalbet per la mitica “macchina per abitare” Maison de Verre.

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Il portavasi Albero di Achille Castiglioni per Zanotta
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