La sedia Pylon di Tom Dixon

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Come suggerisce il nome, la seduta ha tutte le sembianze di un traliccio ad alta tensione.

Oggetto ormai entrato nella memoria collettiva del record del design contemporaneo, Pylon Chair è una poltroncina che perde tutto il suo contenuto “pesante“, rimanendo un’ombra, il riverbero di una forma dall’alto contenuto espressivo, e dalla trasgressione calibrata, come suggerisce Giulio Cappellini che ha deciso, nel 1992, di metterla in produzione.

Costruita in filo di acciaio saldato a mano, laccata nei colori alluminio naturale, arancio, blu o bianco gesso, la Pylon Chair risale a un progetto del 1989 realizzato in diverse versioni dallo stesso Dixon, che gli regala il titolo di designer “vertebrato“, coniato da Fabio Novembre, progettista di fama internazionale e suo grande amico.

L’oggetto, ridotto al suo scheletro, conferma l’originalità del progettista nello sperimentare da subito le allora avanguardiste tecnologie informatiche, che hanno permesso di realizzare in wireframe complessi disegni tridimensionali tradotti in una struttura geometrica. Alcuni disegni sono collezionati dal Victoria and Albert Museum di Londra, mentre la Pylon Chair è esposta nella collezione permanente al Montreal Museum of Fine Arts e al Museum für angewandte Kunst di Colonia.

La solidità della seduta, nonostante un’aria leggera e persino fragile, è assolutamente garantita.

È declinata in metallo ma la struttura sottile è tale da renderla visivamente ma anche materialmente leggera, facile da spostare nonostante la sua mole e l’ingombro dovuto alla forma della sedia, che sembra quasi una poltrona.

A catalogo Cappellini.

 

La sedia Pylon di Tom Dixon per Cappellini

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