Il tavolino Schröder di Gerrit Thomas Rietveld

Al n. 50 di Prins Hendrikklan di Utrecht, adiacente a case a schiera tradizionali in mattoni e tetti a falde inclinate, in un lotto d’angolo sorge, proprio al termine di una schiera di residenze, la casa Schroder, casa unifamiliare che è considerata l’architettura De Stijl per eccellenza.

Progettata nei primi mesi del 1924 da Gerrit Thomas Rietveld, la casa era già abitabile al 1° gennaio del 1925 e le finiture interne furono terminate durante l’anno.

A vederla sembra di guardare un quadro di Mondrian in versione 3d.

Nel 1918 Rietveld aderisce al movimento “De Stijl”, costituitosi attorno all’omonima rivista fondata l’anno prima da Theo van Doesburg. Il gruppo assimila e traduce in ideologia, portandole poi alle estreme conseguenze, certe leggi sulla scomposizione dinamica già espresse in pittura dal cubismo e formandosi alla lezione architettonica del grande Frank Lloyd Wright, a quel tempo già largamente diffuso in Europa.

Rietveld, collaborando prima con Robert van’t Hoff e Vilmos Huszar, successivamente con Theo van Doesburg e Cornelius van Essteren, diviene ben presto uno dei più prestigiosi interpreti del verbo neoplastico.

In questa casa, Rietveld non utilizza una facciata piana e un retro, ma monta gli elementi in maniera libera. Le putrelle verticali, analogamente agli infissi, sono colorate con colori primari mentre il retro della casa presenta superfici che vanno dal bianco al grigio.

Rietveld l’ha costruita sulla base delle esigenze della vedova Schröder-Schräder e dei suoi tre figli, e il risultato è una casa straordinaria, piena di spazio, di luce e di personalità. Un linguaggio architettonico fatto di piani ortogonali che compongono grandi open space, o li sezionano in nuove stanze quando si chiudono i grandi pannelli scorrevoli. Gli spazi sono “vivi”, e inondati della luce di tantissime finestre.

Per l’Olanda di quegli anni, ma sicuramente per l’Europa di quegli anni la casa è un elemento di rottura perchè appare come una edificio in calcestruzzo armato.

I vari piani dell’edificio vengono tra loro aggregati senza però fondersi; Rietveld utilizza i vari piani come elementi indipendenti facendoli sopravanzare l’uno rispetto all’altro, in un perfetto equilibrio tra elementi piani ed elementi lineari, principio questo già espresso nella sedia “rosso-blu” dello stesso Rietveld. Ecco quindi elementi aggregati in vario modo, sporgenti, ricalanti, a lama, differenziati attraverso l’uso del colore.

Oggi la casa appartiene alla Fondazione Rietveld ed è interamente visitabile, anche se gli interni non possono essere fotografati.

Una pietra miliare dell’architettura moderna, un esempio importantissimo per la storia dell’architettura in quanto considerata da molti la svolta dell’architettura classica, in moderna.

Rietveld disegna anche l’arredo della casa, come il tavolino Schröder; un complemento d’arredo in stile Bauhaus simbolo della corrente neoplasticista a cui Rietveld, insieme ad altri artisti di spicco come ad esempio il pittore Mondrian, aveva aderito.

L’influenza del neoplasticismo è evidente in questo tavolino, composta da cinque elementi in legno di faggio disposti ortogonalmente e che sembrano incastrarsi fra di loro. Le varie parti in legno del tavolino sono laccate e colorate esclusivamente con colori primari.

Il tavolo è stato ri-editato da Cassina nel 1981 essendo dal 1972 titolare in esclusiva mondiale dei diritti che ne consentono di produrre e vendere i mobili e tutti gli oggetti di arredo progettati dal maestro.

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Casa Schröder di Gerrit Thomas Rietveld a Utrecht

 

 

 

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