La sedia OTO di Peter Karpf

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Nel 1967, la rivista Interior Design presentava il 27 enne Peter Karpf accanto alla sua lampada in resina acrilica trasparente.

L’architetto-progettista danese aveva già progettato una serie di lampade e sedie innovative in legno e plexiglas.

Aveva appreso il design grazie a collaborazioni di tutto rispetto con Fritz Hansen, Grete Jalk e Arne Jacobsen.

All’inizio della sua carriera, Karpf ha sperimentato sedie regolabili che potevano essere unite per formare più posti a sedere e impilate una volta rimosso il rivestimento. Negli anni ’80 e ’90, ha continuato a meditare su soluzioni di sedute semplici e flessibili.

Nel corso degli anni ha lavorato per Iform, Fritz Hansen e Dansk.

Alcune sue creazioni iniziali come la poltroncina a più razze e la sedia a corde, erano controverse e, anche se preziose, rimangono più che altro delle sperimentazioni.

Altri progetti invece hanno resistito come i suoi candelabri, le sedie in compensato modellato monolitico e i lampadari che sono diventati classici moderni danesi.

Tra le opere più famose c’è la serie di sedute Voxia prodotta pr Iform e tra questa serie, spicca la super sexy sedia Oto, realizzata in faggio laminato.

È costruita in modo ottimale, stampata a compressione da un unico pezzo, quindi senza briciole di scarto; questo comporta che poco niente del processo di produzione finisce in discarica.

La sedia Oto è disponibile anche in varie colorazioni oltre che in legno naturale.

E’ una poltrona bassa dalla seduta sofisticata con gambe uniche che si piegano l’una verso l’altra conferendole un tocco contemporaneo. In giapponese, oto significa suono, un rumore interiore di quiete esterna.

A catalogo Iform, prezzo circa 2.200,00 euro.

La sedia OTO di Peter Karpf per Iform



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