Lo scaffale Ellen’s Brackets di Ali Tayar

Quando la scrittrice Ellen Levy assoldò l’architetto e designer Ali Tayar per creare un loft
d’avanguardia a Manhattan, non poteva certo immaginare che uno dei suoi elementi si sarebbe rivelato un premiato campione di vendite.
L’eleganza contenuta dello scaffale in alluminio a cui fu dato il suo nome si trasformò in un successo presso personaggi di talento, architetti per interni e progettisti di spazi lavorativi pronti a emularlo dopo il premio ricevuto dalla rivista ID e la presenza alla mostra “Mutant Materials in Contemporary Design” allestita nel 1995 al Museo di Arte Moderna di New York. Tayar trasse ispirazione dal suo primo mentore, Jean Prouvé,
il pioniere del prefabbricato della metà del secolo scorso, ed esperto anche nella lavorazione dell’alluminio estruso.

Quando la ricerca per un sistema di scaffali appropriato da accompagnare agli elementi prefabbricati del loft si rivelò un buco nell’acqua, Tayar comprese che doveva ricorrere a un mobile su misura, e diede inizio al processo che avrebbe condotto infine al prototipo dell’Ellen’s Brackets (letteralmente, “le bretelle di Ellen”), che sarebbe poi stato utilizzato per il loft della Levy. Tayar mise a confronto innumerevoli esemplari di design prodotti in serie, ma dovette montarli in sede prima di accarezzare l’idea di fabbricarne uno da sé. Nel 1993 fondò la Parallel Design Partnership.

Il suo primo prodotto fu una riga parallela per architetti, una mossa rivelatasi poco azzeccata, considerato che la professione stava vivendo un periodo di crisi e che gli architetti adottavano sempre più metodi di disegno con programmi CAD, con un
investimento pari alla cifra necessaria a procurarsi gli strumenti di lavoro
tradizionali. Su suggerimento di un amico, Tayar puntò allora sullo scaffale Ellen’s Brackets come valida alternativa Il design originale necessitava però di alcune modifiche. Il prototipo era in alluminio fresato e, per ragioni di fattibilità, le mensole
dovevano essere in alluminio estruso.

Collaborando con l’ingegnere Attila Rona, Tayar apportò ulteriori modifiche che condussero al design messo infine in produzione. La linea continua della superficie che sostiene la mensola fu interrotta e i fori chiusi per i tondini in acciaio che fissavano le
mensole al binario da parete furono sostituiti da un bordo tondeggiante avente la medesima funzione. La linea aggraziata eppure incisiva dell’originale rimase tuttavia immutata.

Gli scaffali si rivelarono subito un trionfo. Furono adottati nei nuovi saloni di bellezza Aveda e commercializzati inizialmente a New York e in seguito in tutto il paese. Infine, ne fu lanciata anche una versione orizzontale dotata di binario diverso e mensola
semplificata, entrambi ancora oggi un successo di mercato.

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