La sedia n. 2 di Maarten van Severen

Il lavoro di Maarten van Severen merita un’attenta e prolungata osservazione. Soltanto da vicino, infatti, le sue opere rivelano una minuziosa cura del particolare, dei materiali e della forma. In questa sedia il designer si è prefisso di nascondere ogni singolo giunto, così che essa risulti formata esclusivamente da linee che intersecano piani. La
superficie della seduta e dello schienale si restringe quasi impercettibilmente, ma a sufficienza per affrancarsi dalla geometria pura e avventurarsi in qualcosa di più organico.

Le gambe anteriori della sedia No.2, per esempio, non sono verticali e parallele, ma leggermente inclinate, per conferirle maggiore stabilità. Sono piatte le estensioni del telaio sottostante la seduta, mentre le gambe tubolari posteriori paiono essere collocate solo temporaneamente per sostenerne la deflessione. Questo design minimalista si avvicina al sublime. Van Severen aveva iniziato a produrre mobili a Gand alla fine degli anni Ottanta, senza preoccuparsi di qualsiasi forma di ornamento e decorazione, ma preferendo sempre materiali in toni neutri e naturali, quali il multistrato di faggio, l’alluminio, l’acciaio e in ultimo l’acrilico.

Tutti questi materiali hanno una loro eleganza e purezza innate che completano le sue forme geometriche e sobrie. I suoi design paiono essere bilanciate composizioni artistiche di forme e materiali, ridotti entrambi ai loro elementi fondamentali. Da questo punto di vista il suo lavoro è paragonabile ai mobili disegnati dallo scultore americano Donald Judd. La sedia No.2 appartiene a una serie di progetti che esplorano le medesime idee riduttive: le prime versioni in alluminio e multistrato di faggio chiaro erano realizzate dallo stesso van Severen, ma la produzione è stata in seguito affidata al produttore belga Top Mouton.

Il grande mobilificio svizzero Vitra ha tradotto questo design con successo anche in poliuretano espanso, in otto sfumature di grigio, verde, e rosso spento. Se gli originali di van Severen erano decisamente antindustriali, le versioni impilabili e molto ingegneristiche di Vitra abbracciano la produzione industriale e includono molle inserite nello schienale della sedia No.2 per conferirle maggioro comfort. Van Severen ha resistito alla spinta “minimalista” spesso ascritta ai suoi mobili, preferendo considerare il proprio lavoro come “massimalista”, in segno di riconoscimento per l’attenzione quasi maniacale al dettaglio che ne ha caratterizzato la realizzazione.

Nondimeno i suoi mobili puri e utilitari rientrano a tutti gli effetti in una tendenza verso un design essenziale, contenuto e minimalista associato agli architetti degli anni Novanta quali John Pawson e Claudio Silvestrin.

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