La sedia Sheraton di Robert Venturi

Questa sedia scardina tutte le regole del design moderno. La maggior parte delle sedute progettate secondo un linguaggio modernista si concentra sull’integrazione di materia forma, superficie e struttura. In questo caso gli elementi contrastano invece di integrarsi. La sedia rigetta l’ideologia modernista focalizzandosi invece sull’immagine, sul contenuto del segno e sul valore psicologico. Il materiale della struttura è il multistrato laminato, lo stesso impiegato per le sedie degli anni Quaranta e Cinquanta In questo caso è però utilizzato non tanto come struttura espressa quanto come superficie nello spazio, simile a un cartellone pubblicitario su cui si possono proiettare altri messaggi.

La forma della sedia vista dal davanti suggerisce, come il ritaglio di un disegno animato, profilo di una sedia Sheraton della fine del XVIII secolo. Le superfici sono decorate con un motivo floreale colorato che ricorda i rivestimenti di un’epoca successiva, ricoperto a sua volta da un motivo geometrico nero somigliante alle opere grafiche Pop degli anni Sessanta. Nessuno degli elementi summenzionati combacia in maniera logica o coerente. Si contraddicono tutti, eppure tutti sono egualmente correlati alla cultura delle sedie.

Questo design fa parte di una collezione di nove sedie configurate in maniera simile, con riferimenti che partono dai mobili del XVIII secolo di Queen Anne all’Art Deco. La collezione fu progettata da Robert Venturi, un architetto universalmente conosciuto come uno dei padri del design postmoderno. La sua grande autorità deriva dal libro Complessità e contraddizione in architettura (1966), una critica sui limiti del Modernismo e un appello per un approccio olistico al design.

Venturi affermava che il valore psicologico e narrativo doveva essere desunto dalla cultura storica, vernacolare e commerciale. Era paladino dell’ideologia dell’”entrambi” piuttosto che di quella intesa come mezzo per offrire ricchezza di significato. Secondo la tipica moda retorica, con la famosa affermazione per cui “less is a bore” (meno è una noia) sovvertì l’ancora più famoso motto di Mies van der Rohe “less is more” (meno è meglio).

In queste sedie Venturi ha concretizzato molte delle idee indagate nelle sue opere architettoniche e nei suoi scritti: l’importanza della sua collezione risiede nell’essere una sfida alla tavolozza dogmaticamente e semanticamente sempre più limitata del Modernismo.

La sedia, non più in produzione era a catalogo Knoll International.

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