La Polaroid SX 70

La progettazione della macchina fotografica pieghevole Polaroid S70 è costata, da quel che si sa, 750 milioni di dollari e prevedeva l’introduzione della fotografia istantanea One Step, che non necessitava di sviluppo e stampa da parte di un fotografo professionista. La sigla SX-70 deriva dal numero assegnato al progetto per la macchina originale con pellicola a sviluppo automatico nel 1943.

Concretamente, si trattava di una macchina fotografica reflex tascabile a obiettivo
singolo, ma era costosa, con un prezzo al dettaglio iniziale non proprio alla portata di
tutti i consumatori. Nel corso del primo anno di produzione, ne furono realizzati 415.000 modelli. La SX-70 era un progetto di Henry Dreyfuss Associates di New York ed era dotata di un elevato numero di funzioni tecniche tipiche della Polaroid. Al fondatore della Polaroid, Edwin Land, Dreyfuss piaceva perché, spiegava, “non conosceva niente che non potesse essere fatto“. Land specificò che la nuova macchina fotografica avrebbe dovuto poter stare comodamente nella tasca di una giacca ed essere dotata di un processo autonomo di stampa, in grado di sviluppare le foto alla luce del sole e senza alcun intervento umano.

I caricatori di pellicola producevano dieci stampe da 7,8×8 centimetri. Il carattere così particolare e importante della Polaroid SX-70 ebbe riconoscimenti immediati: Charles e Ray Eames realizzarono un cortometraggio sulla SX-70 e Laurence Olivier ne divenne il testimonial di eccezione. La macchina fotografica richiedeva nuove tecnologie, escogitate dagli scienziati, dai chimici e dai designer Polaroid: esposizione e messa a fuoco automatica, batterie piatte contenute nelle cartucce e sostanze chimiche nei nuovi caricatori di pellicola, che funzionavano per un lasso di tempo determinato per terminare la loro funzione una volta completato lo sviluppo.

La peculiare forma ripiegabile della macchina era diversa da tutte le altre macchine realizzate nei precedenti settant’anni. Il modello originale in cromo e pelle era praticamente fatto a mano. Fu seguito da modelli con autofocus o messa a fuoco automatica Sonar e un mirino semplificato, nonché una macchina dorata commemorativa a edizione limitata. La Polaroid interruppe la produzione della SX-70 nel 1982, e da quel momento in poi, l’azienda ha consolidato le sue macchine a sviluppo istantaneo in mercati di nicchia come quello delle fototessera, avendo le tecnologie digitali eroso i mercati tradizionali. Le fotografie prodotte dalla SX-70 sui nuovi caricatori attrassero una rosa di artisti quali Ansel Adams, Helmut Newton, Mary Ellen Mark e Andy Warhol.

La Polaroid ha incoraggiato l’interesse per queste macchine e, poiché le stampe avevano la peculiarità di essere modificabili con manipolazioni in fase di sviluppo o con la tecnica del riscaldamento, la fotografia della SX-70 si è evoluta in una forma d’arte di tutto rispetto.

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