Butterfly Chair di Ferrari-Hardoy, Kurchan e Bonet

A prima vista questa sedia sembra simile alla tripolina: eppure al di là di una analogia nella linea, la sedia Butterfly “farfalla” è del tutto diversa, con un telaio di acciaio saldato rigido, a differenza di quello in legno e pieghevole della Tripolina.

La sua struttura è una soluzione straordinariamente economica, e la sua linea essenziale e lineare evocala traiettoria di un asteroide.

Questa impressione finale è ottenuta con estrema semplicità usando due strutture chiuse in un materiale abbordabile e facile da reperire come il tondino d’acciaio, saldate insieme per formare un telaio apparentemente continuo, poi verniciato o placcato.

Un “guanto” di pelle è appeso sulle quattro dita, della struttura portante, formando una struttura unica composta di seduta e schienale.

A disegnare la Butterfly furono tre architetti argentini, che avevano lavorato in precedenza con Le Corbusier, con il nome d’arte di Grupo Austral.

La sedia, originariamente chiamata originariamente Sillón BKF, fu concepita per un appartamento dell’edificio da loro progettato a Buenos Aires nel 1938, l’edificio Charcas, e fu messa in produzione dall’azienda Artek-Pascoe.

Nel 1947 fu fabbricata in grandi quantità da Knoll negli Stati Uniti e venduta un po’ ovunque, fino a diventare rappresentativa di un certo stile d’arredamento anni Cinquanta.

L’immediata popolarità della sedia, unitamente al semplice procedimento di lavorazione dei materiali e alle materie prime a basso investimento, hanno innescato tutta una serie di copie, rivestite in tessuto invece che in pelle.

Ne in tutto il mondo anche numerosissime copie ripiegabili.

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