Non si finisce mai di imparare: Caffettiera Chemex

Amo il caffè, non è più un segreto dopo che tra l’altro, vi ho scritto della mia collezione di moke qui.

Credevo di conoscere tantissimo di questo mondo, fatto di profumi, di miscele, di riti ecc ecc, in realtà come celebra Guccini in una sua celebre canzone, mi ritengo un ”eterno studente perché la materia di studio sarebbe infinita e soprattutto perché so di non sapere niente”.

Niente di più azzeccato: qualche giorno fa, mi imbatto in questa “novità” a me completamente sconosciuta: la caffettiera Chemex.

L’ho subita ordinata, il suo costo parte da 40 euro ed è disponibile nella versione 1-3-6-10 tazze.

Promette il caffè più puro al mondo ed è difficile non crederci leggendo le decine di recensioni su internet…in più è un gran pezzo di design.

Una schiera di appassionati, ammaliati dalla sua eleganza, particolarità; è poco diffusa in Italia ma la caffettiera Chemex è una delle più apprezzate nel mondo dei “coffee fanatics”, estremamente “cool” con la sua caraffa in vetro e i suoi inconfondibili anelli in legno legati con un laccio di cuoio.

In internet trovare decine di ricette per un caffè diverso a secondo dei gusti di ciascuno.

Sembra più uno strumento di laboratorio che un utensile di cucina. Fu creata da un chimico e ogni suo dettaglio, dal nome al design, è studiato per offrire un approccio “scientifico” alla preparazione del caffè.

Il chimico in parola è il dottor Peter J. Schlumbohm, la sua caffettiera nacque appunto come semplice set da chimico: un fiasco Erlenmeyer e un imbuto in vetro da laboratorio.

L’originario abbinamento di fiasco e imbuto costituisce infatti la forma finale della Chemex, realizzata con un unico pezzo di vetro borosilicato termico da laboratorio con la caratteristica forma a clessidra.

Schlumbohm si limitò ad apportare alcune modifiche pratiche, come l’aggiunta di un condotto per l’aria e di un beccuccio erogatore, una tacca sul fianco del bricco per segnare il livello di pienezza, e una ghiera in legno e cuoio per poterla sollevare quando era calda.

La sua semplicità l’ha trasformata in un  successo duraturo: non solo è presente nelle collezioni museali di tutto il mondo, ma è tuttora in produzione e molto amata dagli amanti del caffè.

Grazie a Schlumbohm, coloro che desiderano bere uno dei caffè più puri che esitano al mondo, devono solamente aggiungere la polvere macinata, acqua calda e un filtro di carta Chemex, più spesso dei soliti filtri e garanzia quindi di un caffè più puro.

Basta controllare le variabili e la Chemex pensa a tutto il resto. L’economia dei materiali utilizzati da Schlumbohm derivò in parte dall’esigenza, dettata dalla guerra, di impiegare materiali non di prima necessità, ma rifletteva anche l’estetica semplice e schietta propugnatra dai principi Bauhaus, che Schlumbohm aveva conosciuto da vicino in Germania.

In definitiva la sua macchina per caffè è la fusione perfetta di scienza e arte: svolge la sua funzione in una forma accattivante. Da qui lo slogan Chemex: “il miglior caffè del mondo ha una sola forma”.

Ci aggiorniamo a quando l’avrò testata, nel frattempo vi allego un video di come si usa.

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